Circuito Cinema - Filmstudio 7B

1981 indagine a new york

1981: Indagine a New York

(A most violent year)
(id, USA ) di J.C. Chandor 125'

In un cinema che a volte dà l'impressione di inseguire solo le mirabilie digitali o il narcisismo autoriale, fa piacere abbandonarsi a un film che ti racconta una storia non infantile e lo fa con una professionalità inappuntabile fatta di attori che sanno recitare, di dialoghi credibili e di una messa in scena bella ed efficace. «Come una volta» verrebbe da dire, quando il cinema sapeva appassionare, divertire e lasciarti anche qualche spunto su cui riflettere. Arrivato al suo terzo film, l 'americano del New Jersey J.C. Chandor sembra deciso a ripercorrere la strada dei grandi maestri di Hollywood, abilissimi nel passare da un genere all'altro senza farsi molti problemi ma capaci anche di non perdere di vista i temi che stanno loro a cuore. Nel suo caso - di sceneggiatore oltre che di regista - è la centralità della coscienza individuale, ora messa di fronte ai compromessi del successo e del guadagno. È questo infatti il tema di 1981: Indagine a New York, titolo non proprio indovinato per 'A Most Violent Year', l'anno più violento, con evidente richiamo al picco di criminalità che colpì la città di New York in quell'anno, quando la crisi economica (anche conseguenza di quella petrolifera) avevano messo un freno all'espansione della città e della sua ricchezza.Il film corre su due binari. Da una parte il racconto di come i fatti precipitano, ognuno finendo per influire sull'altro, mentre il contagio della violenza sembra non fermarsi mai: è la parte più decisamente di genere, con belle contaminazioni nel film gangsteristico e uno straordinario inseguimento «minimalista», tutto giocato sull'assenza - di visibilità, di caroselli automobilistici - e filmato dal direttore della fotografia Bradford Young con ammirevole maestria. Dall'altra parte c'è la lotta di Abel con la propria coscienza, con la tentazione di scegliere la strada dell'illegalità o della violenza: ed è una strada che Morales scopre essere stata imboccata anche dalle persone che gli stanno più vicino, che diventa concreta quando la scadenza dei trenta giorni si avvicina e la banca si rifiuta di concedergli il prestito già concordato. Due percorsi che naturalmente si intrecciano nella figura del protagonista e di cui Chandor mostra pian piano tutte le sfumature e contraddizioni: è questa l'idea forte del film, quella di raccontare da una parte la scoperta di un mondo molto più complesso e compromesso di quello che sembra e dall'altro di mostrare il prezzo che Abel deve pagare per rispettare il rigore morale che si è imposto, un prezzo che si tradurrà in una perdita di umanità raggelante e inquietante. E che Chandor filma con la semplicità e l'immediatezza del grande regista, che non ha bisogno di facili sottolineature né di melodrammatiche esagerazioni ma che sa far germogliare scena dopo scena da una regia attenta a non perdere mai di vista la concretezza del reale e la forza delle idee.